Libri della settimana 5

Sono passate un po’di settimane,ma le uscite interessanti erano veramente poche. Questa settimana invece gli editori si sono scatenati;che sia il risveglio pre-natalizio?

I libri privilegiati della settimana sono:

Del bello
Emanuele Severino
Mimesis

La questione civile
Roberta De Monticelli
Raffaello Cortina

Filosofia rivelata dagli oracoli
Porfirio
Bompiani

Fisica
Aristotele
Bompiani

La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto
Mondadori

Teologia platonica
Marsilio Ficino
Bompiani

Il tomismo. Introduzione alla filosofia di san Tommaso d’Aquino
Étienne Gilson
Jaca Book

Che cos’è la mistica?
Maurice Blondel
Morcelliana

Contro il potere. Filosofia e scrittura
Giacomo Marramao
Bompiani

Lezioni sulla destinazione del dotto (1811)-La dottrina della scienza,esposta nel suo profilo generale (1810)
Gottlieb Fichte
Mimesis

Scritti teologici e politici
Erasmo da Rotterdam
Bompiani

La selvaggia chiarezza. Scritti su Heidegger
Franco Volpi
Adelphi

Teosofia
Antonio Rosmini
Bompiani

Via di qua. Imparare a morire
Umberto Curi
Bollati Boringhieri

Libri della settimana 4

I libri privilegiati della settimana sono:

La morte e la terra
Emanuele Severino
Adelphi

Nietzsche e il teatro della filosofia
Salvatore Natoli
Feltrinelli

Il cammino di ritorno a Dio. Il «Periphyseon»
Scoto Eriugena
Mimesis

Sul Leviatano
Carl Schmitt
Il Mulino

Libri della settimana 3

In attesa di nuove citazioni e di nuovi post speciali,reduce da un esame abbastanza impegnativo all’università di Bologna,ecco a voi i libri usciti in questa settimana che a mio avviso possono suscitare l’interesse di qualche appassionato di filososia.

I libri privilegiati della settimana sono:

Ontologia dei valori
Nicolai Hartmann
Morcelliana

Kant. Una biografia
Manfred Kuehn
Il Mulino

La nozione di autorità
Alexandre Kojève
Adelphi

La retorica. Storia e teoria. L’arte della persuasione da Aristotele ai giorni nostri
Renato Barilli
Fausto Lupetti Editore

Libri della settimana 2

I libri privilegiati della settimana sono:

La favola delle api. Vizi privati e pubbliche virtù
Bernard Mandeville
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Del viver bene
Carlo Sini
Jaca Book

Nuovi saggi sull’intelletto umano
G. W. Leibniz
Bompiani

Ricerche filosofiche e ipotesi metafisiche
Hans Jonas
Mimesis

La terra e il sacro. Il tempo della verità. Con 2CD
Massimo Donà
Mimesis

Carlo Sini –Lezione 6 –ultima

Vorrei segnalare che sul canale YouTube CarloSiniNoema è stato caricato un nuovo video.
Questo video come sempre mi riempie di gioia,ma questa volta anche un po’di tristezza;la sesta lezione del ciclo @Immagini della Filosofia:“Il foglio-mondo”(tema prettamente siniano),si chiude con un commiato.

Parte 1,Parte 2,Parte 3

Messaggio Conclusivo del Ciclo Immagini della Filosofia

Spero che Carlo Sini possa tornare al più presto con una nuova serie di lezioni,e che la sperimentazione (come ha detto lui stesso nel primo video della serie) fatta attraverso questo nuovo sistema di comunicazione,non sia stata negativa. Certo la richiesta di partecipazione e di scambio fatta dal filosofo ad inizio delle lezioni,è un po’caduta nel vuoto,ma spero che questo non gli impedisca di riprovare (da navigato professore sa che gli studenti spesso deludono).

Ancora grazie a Carlo Sini per le sette splendide lezioni (nella speranza di poterlo rivedere presto).

 

Citazioni da letture 9

Lo scopo istitutivo della legge non è quello di affliggere il delinquente per ciò che è passato e non può essere cancellato,bensi di rendere giusti lui e gli altri,che altrimenti non lo sarebbero,e riguarda non l’atto malvagio passato ma il buono futuro,dal momento che senza la buona intenzione per il futuro nessuna azione passata di un delinquente potrebbe giustificare la sua uccisione degli occhi di Dio. Ma,voi direte,come può essere giusto uccidere un uomo per correggerne un’altro,se ciò che è stato fatto è necessario? A questo io rispondo che gli uomini vengono uccisi giustamente non perché le loro azioni non siano necessitate,ma perché sono nocive,e sono risparmiati e protetti coloro le cui azioni non sono nocive. Infatti dove non c’è alcuna legge,né l’uccisione,né qualsiasi altra cosa,possono essere ingiuste;e in base al diritto di una natura noi distruggiamo,senza essere ingiusti,tutto ciò che è nocivo,sia bestie sia uomini;e per quanto riguarda le bestie,noi le uccidiamo giustamente,quando lo facciamo al fine della nostra conservazione,benché Sua Signoria ammetta gli stesso che le loro azioni,essendo solo spontanee e non libere,sono tutte necessitate e determinate a quell’unica cosa che esse faranno. E in quanto gli uomini,quando noi fondiamo società o Stati,noi deponiamo il nostro diritto di uccidere,eccetto che in alcuni casi,come l’assassinio,il ladrocinio o un’altra azione offensiva;cosicché il diritto che lo Stato ha di condannare un uomo a morte per i suoi crimini,non è creato dalla legge,ma sopravvive dal primo diritto di natura,che ciascun uomo ha di preservare se stesso. Tant’è vero che la legge non toglie quel diritto nel caso di criminali per i quali la legge ha fatto eccezione. Gli uomini perciò non sono messi a morte,o puniti,perché il loro furto procedesse da scelta,ma perché era nocivo e contrario alla preservazione degli uomini;e la punizione conduce alla preservazione di tutti gli altri,dal momento che punire coloro che volontariamente fanno danno,e nessun altro,conforma e rende le volontà degli uomini tali quali gli uomini le avranno. Per questo risulta chiaro che dalla necessità di un’azione volontaria non può essere inferita l’ingiustizia della legge che proibisce o del magistrato che l’ha punita.

Thomas Hobbes –Libertà e necessità
Bompiani 2000

Qui dirò soltanto,in breve,che cosa intenda per vero bene e,insieme,che cosa sia il sommo bene. Per comprenderlo rettamente,si deve notare che bene e male non si dicono se non in senso relativo,sicché una sola e identica cosa può essere detta buona e cattiva secondo diversi punti di vista,allo stesso modo che perfetto e imperfetto. Nulla,infatti,considerato nella sua natura,si dirà perfetto o imperfetto,soprattutto dopo che avremo conosciuto che tutte le cose che avvengono sono prodotte secondo un ordine eterno e secondo leggi determinate della natura. Ma poiché l’umana debolezza non giunge a comprendere quell’ordine con il proprio pensiero e,intanto,l’uomo concepisce una qualche natura umana molto più stabile della propria senza veder nulla che impedisca di conseguirla,egli è stimolato a cercare i mezzi che lo conducano a tale perfezione:tutto ciò che può costituire un mezzo per conseguirla si chiama vero bene;invece il sono bene consiste nel pervenire,se possibile insieme ad altri individui,al godimento di tale natura. Quale sia questa natura mosteremo a suo luogo:senza dubbio essa consiste nella conoscenza dell’unione che la mente ha con l’intera natura.
Questo è dunque il fine al quale tempo:acquisire tale natura e sforzarmi affinché molti la acquistino con me. Ciò significa che è costitutivo della mia felicità anche adoperarmi a che molti altri intendano la stessa cosa che intendo io,affinché il loro intelletto a la loro cupidità convengano pienamente con il mio intelletto e la mia cupidità.
Perché questo avvenga,è necessario intendere della natura quanto basta per acquisire tale natura;poi è necessario formare una società tale quale è desiderabile,affinché il maggior numero possibile pervenga a quel fine con la massima facilità e sicurezza;inoltre si deve por mano a una filosofia morale,così come a una dottrina relativa all’educazione dei fanciulli;ed essendo la salute non piccolo mezzo per raggiungere tale fine,bisogna predisporre una scienza medica completa;e poiché molte cose difficili sono rese facilii per mezzo della tecnica,con la quale possiamo guadagnare molto tempo e agio,non si deve trascurare in nessun modo la meccanica. Tuttavia,si deve anzitutto escogitare un modo di curare l’intelletto e di purificarlo all’inizio,per quanto è possibile,affinché intenda le cose felicemente,senza errore e nel modo migliore.

Baruch Spinoza –Trattato sull’emendazione dell’intelletto
Mondadori 2007

 

Libri della settimana 1

In questa nuova tipologia di post vorrei segnalare settimana dopo settimana (quando le novità in libreria lo consentiranno),alcune pubblicazioni di particolare interesse filosofico.

I libri privilegiati della settimana (la prima dopo la pausa estiva della distribuzione) sono 3,e tutti di autori classici:

Ormai solo un Dio ci può salvare –Intervista con lo «Spiegel»
Martin Heidegger
Guanda 2011

Alle origini del pragmatismo –Corrispondenza tra C.S. Peirce e W. James
C.S. Peirce e W. James
Aragno 2011

Logica tedesca
Christina Wolff
Bompiani 2011

 

Citazioni da letture 8

Le conferme esterne ed empiriche che qui si possono addurre riguardano,tutte insieme,il nòcciolo e il punto fondamentale della mia dottrina,la metafisica che ad essa in modo proprio appartiene e pertanto quella verità fondamentale paradossale che ciò che Kant chiama la cosa in sé,contrapponendola al mondo fenomenico,da me chiamato in modo più deciso rappresentazione,e che egli ritiene puramente semplicemente inconoscibile,dico,questa cosa in sé,questo sostrato di tutti i fenomeni e quindi dell’intera natura,altro non è che quella realtà a noi ben familiare di immediatamente nota che nell’interno del nostro proprio io troviamo come volontà;che quindi questa volontà,ben lungi dall’essere,come tutti i filosofi finora hanno ammesso,inseparabile dalla conoscenza e del tutto e niente altro che un semplice risultato di essa,da essa (conoscenza),che è del tutto secondaria e di origine più tarda,è fondamentalmente distinta e pienamente indipendente,e di conseguenza può esistere senza di essa e senza di essa estrinsecarsi,ciò che,nella natura intera,dagli animali in giù,effettivamente accade;anziché questa Volontà,come unica cosa in sé,realtà che solamente è vera,solamente originaria,solamente metafisica,in un mondo in cui tutto il resto è soltanto fenomeno,cioè pura rappresentazione,ad ogni cosa,quale che possa essere,infonde la forza,in virtù della quale la cosa stessa può esistere ed operare;che di conseguenza non soltanto le azioni volontarie degli esseri animali,ma anche la struttura organica del loro corpo vivente,perfino la figura e la struttura di esso ed inoltre anche la vegetazione per quanto riguarda le piante ed infine anche nel dominio dell’inorganico la cristallizzazione e in genere quella forza originaria che si manifesta nei fenomeni fisici e chimici,anzi la gravità stessa –tutto ciò in sé al di fuori del fenomeno ossia puramente e semplicemente al di fuori della nostra testa e del suo rappresentare,–sono del tutto identici con ciò che troviamo in noi stessi come volontà,volontà della quale noi abbiamo la conoscenza più immediata e più intima,che possa assolutamente esserci;che inoltre le singole estrinsecazioni di questa Volontà sono messe in movimento negli esseri conoscenti e cioè negli animali attraverso motivi,che tuttavia ancora nella vita organica dell’animale e nelle piante attraverso stimoli,nell’inorganico attraverso pure e semplici cause nel senso più stretto della parola;distinzione questa che riguarda soltanto la fenomenicità;che invece la conoscenza e il suo sostrato,l’intelletto,è un fenomeno del tutto distinto dalla volontà,puramente semplicemente secondario e che accompagna i più alti gradi dell’oggettivazione della volontà,ad essa stessa inessenziale,poiché dipende dal suo apparire nell’organismo animale ed è quindi fisico,non metafisico come quella;che di conseguenza non si può mai concludere dalla essenza di conoscenza alla essenza di volontà;e piuttosto questa si può indicare in tutte le forme fenomeniche prive di conoscenza,tanto di quelle della natura vegetale,quanto di quelle della natura inorganica;e pertanto che la volontà non è determinata dalla conoscenza,come finora si è,senza eccezione,opinato,ma piuttosto che la conoscenza è determinata dalla volontà.

Arthur Schopenhauer –La Volontà della Natura
Laterza –2000

Da ciò segue che l’uomo si attribuisce una volontà che non si lascia imputare nulla di ciò che è attinente ai suoi desideri e alle sue inclinazioni,ma,al contrario,ritiene possibili,anzi necessarie,azioni che possono essere compiute in contrasto con ogni desiderio e stimolo sensibile. La causalità corrispondente risiede in lui in quanto intelligenza e nelle leggi degli effetti e delle azioni conformi ai principi di un mondo intelligibile;del quale,certo,non sa altro se non che è la sola ragione –la ragion pura indipendente dalla sensibilità –a fornire la legge;e inoltre che,siccome qui egli è veramente se stesso sono in quanti intelligenza (mentre,viceversa,in quanto uomo è soltanto fenomeno di se stesso),tali leggi lo concernono immediatamente e categoricamente,sicché ciò a cui lo spingono le inclinazioni e gli impulsi (quindi tutta intera la natura del mondo sensibile),non è in grado di compromettere le leggi della sua volontà in quanto intelligenza;quindi egli non si sente responsabile delle inclinazioni e degli impulsi,non li attribuisce al suo vero sé stesso,cioè alla sua volontà,a cui attribuisce soltanto l’indulgenza che avrebbe per essi se permettesse che influissero sulle sue massime a detrimento delle leggi razionali della volontà.

Immanuel Kant –Fondazione della metafisica dei costumi
UTET –2006

 

Citazioni da letture 7

È una vera gioia osservare lo zero col quale gli antichi geometri indagavano le proprietà delle linee di questa specie senza lasciarsi sviare dalla domanda di menti ristrette:a che dovrebbe mai servire questa conoscenza? Per esempio quella della parabola,senza conoscere la legge della gravità sulla terra,legge che avrebbe fornito loro l’applicazione della medesima alla traiettoria dei gravi (la cui direzione nel loro moto può essere considerata parallela alla gravità);oppure delle ellissi,senza immaginare che c’è una gravità anche per i corpi celesti e senza conoscere la legge a diverse distanze dal punto di attrazione,legge che fa sì che essi,in moto libero,descrivano questa linea. Mentre così lavoravano,senza saperlo,per i posteri,gioivano a trovare nell’essenza delle cose una finalità che si potevano pure rappresentare,nella sua necessità,del tutto a priori. Platone,egli stesso maestro di questa scienza,fu preso d’entusiasmo per questa costituzione originaria delle cose,per scoprire la quale possiamo fare a meno di ogni esperienza,e per la facoltà dell’animo di poter attingere quest’armonia degli enti a partire dal loro principio soprasensibile (al che si aggiungono anche le proprietà dei numeri,con cui l’animo gioca nella musica):un entusiasmo che lo sollevò,al di sopra dei concetti dell’esperienza,a idee che gli parvero spiegabili solo mediante una comunanza intellettuale con l’origine di tutti gli enti. Non c’è da stupirsi che egli abbia escluso dalla sua scuola chi non sapeva di geometria:ciò che Anassagora infieriva dagli oggetti dell’esperienza e dal loro messo finale,Platone pensò di derivarlo dall’intuizione pura,interiormente insita nello spirito umano. Infatti è appunto nella necessità di ciò che è finalistico e che è fatto come se fosse così strutturato intenzionalmente per il nostro uso,ma tuttavia pare appartenere originariamente all’essenza delle cose,senza avere riguardo per il nostro uso,è lì che c’è il fondamento della grande ammirazione della natura,non tanto fuori di noi,quanto nella nostra propria ragione;per cui è ben perdonabile che quest’ammirazione abbia potuto poco a poco,per un equivoco,sollevarsi ad esaltazione fanatica.

Immanuel Kant –Critica della capacità di giudizio
BUR –2007

Ma io direi che la soglia dell’arte così intesa dice tre cose. Innanzitutto,l’arte,rappresentando la condizione umana,dice che là dove è data l’origine è andata anche la sua perdita irrimediabile. È il compito che Freud assegnava allo psicanalista:egli è colui che,in ultima analisi,ci convince che moriremo o,meglio,ci aiuta sopportare la consapevolezza che non potremmo rientrare nell’origine altro che per la strada della morte. L’arte continuamente celebra l’origine perché celebra il simbolo e,per il solo fatto che celebra il simbolo,celebra qualche cosa che dice che noi siamo in una dimensione in illo tempore,in un tempo che non è questo tempo:è il tempo nel quale noi non c’eravamo,dal quale noi proveniamo e che possiamo solo ricordare in absentia. Nel momento in cui abbiamo cominciato ad essere,l’abbiamo perduto per sempre e saremo destinati a elaborare questa perdita tutta la vita. L’arte è la capacità di elaborare questa perdita irrimediabile. È l’evocazione di un’origine dalla quale traiamo tutta la nostra sapienza,ma si tratta di un’origine perduta,alla quale non potremmo tornare;un’origine simbolica proprio perché non ce ne possiamo impadronire:possiamo soltanto esprimerla,celebrarla in absentia,nella distanza,nella finitudine della nostra vita destinata. Il secondo punto è questo:la dov’è nato il sapere,è nata anche la sofferenza dell’anima. Là dove io so di essere il ricordo dell’origine sono consapevole della mortalità iscritta dentro di me,perché l’origine non la recupererò più se non scomparendo. Questo è il sapere antropologico per eccellenza:tutti gli uomini sanno che moriranno. Tutto il resto è una celebrazione ulteriore di questa sapienza originaria,di questa visione originaria della morte e della vita eterna,perché chi vede la morte vedere anche la vita eterna. Questo sapere non può che essere dolore,per questo l’arte è connessa a una celebrazione che potremmo dire dolceamara. Il terzo punto è molto semplice:siccome noi sappiamo che dove è dato il sapere è dato un sapere dell’origine irrecuperabile,della morte,allora potremmo dire che l’uomo è il desiderio di sapere,iscritto nel desiderio di sapere;la sua natura è di desiderare quel sapere dell’origine e quel sapere della fine che egli non ha perché lui è dell’intermezzo. L’uomo è iscritto in questa oscillazione tra morte e vita eterna;è vita di vita eterna negli stati in cui lo è,ma è anche sapienza della morte,perché è colui che si è raffigurato,che si è rappresentato,che è doppio. Se l’uomo è desiderio di sapere,e la natura del desiderio è di essere tale perché priva dell’oggetto desiderato,allora il destino costitutivo dell’uomo è quello di ignorare. L’uomo è incamminato in un destino di ignoranza e perciò rappresenta il dio,rappresenta l’eroe,raffigura se stesso in una infinita nostalgia e va sino in fondo alla sua ignoranza facendone il motivo della sua dignità:il desiderio di sapere non può che trovare il suo corrispettivo nell’arte di ignorare. Certo la sapienza dell’arte che non intendiamo non è una sapienza di che cosa si tratta di attingere nella vita,ma di come si può vivere,di come c’è un’arte della vita.

Carlo Sini –L’arte,le api e Darwin
Interlinea –2011

Carlo Sini –Lezione 5

Il canale YouTube CarloSiniNoema ha pubblicato un nuovo video:la quinta lezione del ciclo @Immagini della Filosofia:
“La tavoletta di cera”

Parte 1,Parte 2, Parte 3

Ancora grazie a Carlo Sini per queste importanti video lezioni.